OM: una storia infinita


Una storia infinita quella di OM un marchio che è stato il precursore sin dalla nascita dell’industria meccanica italiana. Una storia infinita percorribile per oltre un secolo, una storia di trasformazioni e di successi.

La denominazione Officine Meccaniche nasce nel 1899 dalla fusione della Grondona, Comi & C. (costruzione materiale rotabile) e dalla Miani Silvestri & C. già attive da anni, che dopo vari cambiamenti societari confluiscono nella società con la nuova denominazione.

Nel 1917 le Officine Meccaniche acquisiscono la Zust, fabbrica di automobili insediandosi nello stabilimento di Brescia mantenendo la denominazione OM.

Ulteriori acquisizioni come le industrie napoletane e i cantieri partenopei richiesero un incremento di oltre 6000 addetti.

Fu il materiale ferroviario a costituire l’attività principale ma non esclusiva per l’OM fino alla fine della prima guerra mondiale dopo la quale, nello stabilimento bresciano,  la OM iniziò la produzione di una vettura a 4 cilindri seguita da una a 6. Il successo di queste vetture consentì all’azienda bresciana di quadruplicare la produzione tra il 1919 e il 1926.

Nel 1923, al Salone dell’Automobile alla fiera di Milano, venne esposto il nuovo modello a 6 cilindri denominato 665 ma la produzione comprendeva già furgoni, camioncini e piccoli autobus inizialmente derivati dai telai delle autovetture ma presto dotati di strutture appositamente progettate. Tra gli anni 1924 e il 1930 l’O.M. si trova ad avere in dote un grandissimo successo sportivo dato dalle competizioni automobilistiche come le vittorie alla Coppa delle Alpi, al Giro di Sicilia, a Le Mans e con la 665 Superba alla prima edizione della Mille Miglia che vede all’arrivo tre vetture della casa bresciana ai primi tre posti.

Sapiente è stata la capacità dell’azienda di utilizzare questi successi sportivi per incrementare le vendite attraverso campagne pubblicitarie apparse sulle principali testate dell’epoca.

Abbandonata a metà degli anni Trenta la produzione di vetture a favore dei veicoli industriali la OM, forte della sua esperienza nel settore automobilistico raggiunge nel primo dopoguerra importanti quote di mercato in Italia  valutate intorno al 15.2% e ben del 35% per quanto riguarda gli autocarri di classe media.

Nel 1950 fu presentato il prototipo OM 25, un autocarro medio leggero, di concezione molto moderna, al quale fu dato il fortunato nome di “Leoncino” che rappresentò un successo mondiale. Il trionfo fu immediato e attribuibile alle sue doti in termini di consumi limitati, elevata maneggevolezza e nella disponibilità di vari allestimenti. Prodotto fino alla fine degli anni ’60 in oltre centomila esemplari, divenne poi OM 40, Fiat 40 e infine Iveco 40, per una vita complessiva di 37 anni!

Potremmo considerare il “Leoncino” come il capostipite di una lunga serie di modelli analoghi caratterizzati da simpatici nomi di animali, il “Tigrotto” nel 1956, il “Lupetto” nel 1959 il “Cerbiatto”, il “Daino” e “ l’Orsetto”, veicoli che costituivano una gamma completa adeguata ad ogni esigenza.

Nel ’60 la produzione di veicoli industriali arrivò a circa 2000 unità e nel ’70 si arrivarono a produrre circa 7000 veicoli. Contemporaneamente continuava, negli stabilimenti di Milano la produzione di treni e trattori mentre in quello di Suzzara si producevano attrezzature per l’agricoltura in un ottica di diversificazione della produzione.

L’evoluzione dei mezzi di trasporto interno e della movimentazione merci richiedeva lo studio di nuove attrezzature e la OM forte della sua esperienza non poteva che cogliere nuove sfide avviando inizialmente in maniera artigianale, ma presto con una produzione in serie, la costruzione di carrelli elevatori e carrelli per la movimentazione interna di merci.

Infatti, la produzione venne avviata e nel 1951 lo stabilimento cominciò a produrre due tipologie diverse di carrello: termici e elettrici. Il nuovo complesso sorse a Modugno, zona industriale di Bari, su 100.000 mq Il primo modello prodotto qui fu il modello E30 che venne presentato alla Fiera del Levante. Ed è proprio in questo periodo che la Fiat OM divenne una delle maggiori aziende produttrici di carrelli elevatori. Nel 1973 la produzione raggiunse le 9000 unità coprendo oltre il 60% del mercato nazionale e destinando il 50% alle esportazioni. OM ha sin da subito guadagnato il posto di leader di costruttori in questo settore, ma, tutto ciòprodusse dei problemi organizzativi. 

Vi era sempre di più la necessità di strutturarsi per raggiungere nuovi segmenti di mercato e per aumentare la propria velocità d’innovazione. 

Infatti, alla fine degli anni ’80 la Fiat OM acquisì la Pimespo: Piccola Industria Meccanica sul Po produttrice di veicoli per la movimentazione della merce a Luzzara in provincia di Reggio Emilia. 

In seguito a questa acquisizione OM entra a far parte del mercato del trasporto completando la propria offerta con sistemi di movimentazione interna e stoccaggio. Nel 2010 la OM Pimespo entra a far parte del gruppo KION rafforzando le sinergie nella produzione e soprattutto nelle vendite per il mercato italiano. 


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